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Ulcere linfatiche

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Le lesioni trofiche si manifestano raramente nel paziente con linfedema degli arti inferiori.
All’anamnesi è possibile riscontrare un pregresso trauma o un processo flogistico-settico locale.

Eziopatogenesi

Il Linfedema è dovuto ad un abnorme accumulo nel tessuto interstiziale del filtrato microvascolare  (linfa) caratterizzato obiettivamente da un aumento di 2 cm di un arto rispetto al controlaterale

•250 mln di casi nel mondo non considerando i soggetti affetti da filariasi.

•Negli ultimi decenni l’incremento della neoplasia mammaria ha determinato un aumento del linfedema post mastectomia ( circa 1 milione nel mondo ).

La stasi linfatica determina un passaggio ed accumulo nello spazio interstiziale di liquidi, macromolecole proteiche e cataboliti vasoattivi con stimolazione degli elementi cellulari fibroblastici e fibrosi secondaria.

Distinguiamo linfedemi primari 

sono quelli caratterizzati da alterazioni congenite del sistema linfatico (un numero ridotto di linfonodi o di vasi linfatici).

I linfedemi secondari 

quando le alterazioni del sistema linfatico sono dovute a danni acquisiti per varie cause: di origine post-traumatica, per infezioni, per interventi chirurgici, per patologie tumorali

Processi aderenziali tra derma e fascia determinano la formazione di vescicole la cui rottura, per fenomeni abrasivi o microtraumi, provoca la formazione di ulcere.

Clinica

La sede è quanto mai variabile. Di forma regolare, fondo roseo, associata a linforrea ed marcata essudazione, con bordo piatto e poco rilevato, presenta una cute perilesionale anelastica e dura.
Il paziente lamenta parestesie e bruciore intenso.
Non infrequente la sovrainfezione batterica dovuta all’entità dell’essudato.
Obiettivamente è tipico l’edema del dorso del piede, aspetto a gobba di bufalo, e segno di Stemmer positivo (impossibilità a pinzettare la cute del 2° dito del piede).

Terapia

Cardine della terapia dell’ulcera linfatica è l’associazione tra elastocompressione e pressoterapia.

Il bendaggio a doppio strato (benda all’ossido di zinco e benda elastica a corta estensibilità), da degli ottimi risultati, avendo, però, l’accortezza di proteggere la cute con cotone di Germania.
La sostituzione delle bende è da correlare alla quantità dell’essudato ed in genere va rinnovato ogni tre-quattro giorni.

L’utilizzo delle medicazioni a base di schiuma di poliuretano e alginato permette di tenere in loco il bendaggio per un maggior numero di giorni offrendo al paziente un miglior comfort, riducendo il turnover delle medicazioni e conseguentemente i costi sanitari.

Uno degli aspetti fondamentali nella gestione della cute perilesionale(per cute perilesionale si intende la porzione di tessuto che si estende per 10 cm. oltre il margine della lesione) è rappresentato da un’adeguata igiene che permetta di rispettare il film idrolipidico ed il PH cutaneo al fine di preservare l’ambiente microbiologico caratteristico della cute sana

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