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Lesioni croniche cutanee e società

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Le lesioni croniche cutanee sono una complicanza di diverse patologie: Insufficienza venosa cronica, arteriopatie, diabete mellito, patologie ortopediche e neurologiche che compromettono la motilità. L’incidenza di queste patologie è influenzata dai determinanti sociali che sono anche di ostacolo alla guarigione delle lesioni.

I determinanti della salute sono i fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo e più estesamente di una comunità o di una popolazione e sono: i comportamenti personali e stili di vita, fattori sociali, condizioni di vita e di lavoro, accesso ai servizi sanitari, condizioni generali socio-economiche, culturali e ambientali, fattori genetici.

Alcuni determinanti non sono modificabili quali il sesso, l’età, il patrimonio genetico.

La predisposizione personale copre un ruolo fondamentale per la salute. Si tratta qui del bagaglio genetico, che determina la costituzione e la vulnerabilità alle malattie, la cui influenza era un tempo stimata nel 10%, ma ora valutata a più del 20%.

Determinanti modificabili sono:

  • Stili di vita individuali, l’abitudine al fumo, consumo di alcool, comportamenti alimentari, l’attività fisica. Incidono sulla comparsa delle patologie per circa il 37,6%
  • Reti sociali: famiglia, chiesa, volontariato, asociazioni.Il livello di benessere degli individui dipende fortemente dal loro inserimento nelle reti familiari e sociali, e dalla qualità e varietà di queste relazioni. L’assenza o la scarsa articolazione della rete sociale rappresenta un rilevante fattore di rischio per i gruppi più vulnerabili, quale ad esempio quello degli anziani poveri.
  • L’ambiente di vita e di lavoro, Il reddito, l’occupazione, l’istruzione, l’alimentazione, l’abitazione l’assistenza sanitaria.

In Italia oltre l’80% delle persone non autosufficienti che vivono a casa è ultrasessantacinquenne, circa 2,5 milioni di anziani. (ISTAT, 2014). 2,7 milioni di anziani vivono in abitazioni inadeguate, che non sono adatte a chi si trova in una condizione di ridotta mobilità e che richiedono degli interventi infrastrutturali. 1,2 milioni invece ha una casa che non è nemmeno adeguabile tramite lavori di questo tipo, cosa che peggiora ulteriormente la qualità della vita del singolo.

Il titolo di studio può influenzare lo stile di vita delle persone e la loro possibilità di accedere a misure di prevenzione e a percorsi di cura più appropriati. In Italia il 18,3% della mortalità generale tra gli uomini e il 13,4% tra le donne è dovuta a un basso livello d’istruzione. Gli uomini meno istruiti in tutte le regioni hanno una speranza di vita inferiore di tre anni rispetto a quelli con un titolo di studio più elevato. Per le donne la differenza è di un anno e mezzo.

In ogni società esistente l’incidenza della malattia è ampiamente determinata da fattori economici

Un basso livello di vita, la carenza di cibo, di abiti e di combustibile, misere condizioni delle abitazioni e altri sintomi di povertà sono sempre stati cause maggiori di malattia”.

Più basso è il reddito di una persona, peggiore è il suo stato di salute e più corta è la sua aspettativa di vita. Più bassi sono il reddito, il patrimonio e l’istruzione di una persona, più questa rischia di ammalarsi. 100 mila (92.620) over 75 soli e collocati nella fascia di reddito più bassa (che al massimo raggiunge i 650 euro mensili).

1,3 milioni di over 75, su un totale di circa 6,9 milioni (18.8%)dichiarano di non ricevere aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni

Nei paesi in via di sviluppo il reddito determina così l’accesso alle cure mediche. Un reddito maggiore garantisce dunque l’accesso sia a misure preventive, come i vaccini o screening, che alle terapie mediche.

Nella gestione delle lesioni croniche cutanee esistono una serie difficoltà nelle loro gestione sia a livello domiciliare, ambulatoriale e ospedaliero.

Nel corso del 2017 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.014.626 pazienti:83,7% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni ,8,8% è rappresentato da pazienti terminali.

Mediamente a ciascun paziente sono state dedicate circa 20 ore di assistenza.

Negli ultimi 10 anni per compensare l’aumento di richieste in ADI sono calate le ore totali /anno di assistenza pro capite: 26 (2002) ,22 (2006),20 (2017) con disuguaglianze clamorose tra le regioni.

Si denota una scarsa integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali, nonostante la priorità e l’importanza ufficialmente attribuita, all’integrazione tra servizi sanitari (ADI) e socio-assistenziali a domicilio (SAD),

Dati ISTAT (2019) indicano che solo lo 0,6% degli anziani beneficia contemporaneamente sia di SAD che ADI integrate tra loro.

Il modello di ADI  è di tipo prestazionale  erogato sulle singole prestazioni di natura medico-infermieristico-riabilitativa

Schema sulle determinanti sociali

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