Il Primo Portale Italiano sulle Lesioni Croniche Cutanee

Lesioni croniche cutanee: quale realtà

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Negli ultimi decenni si è assistito al netto e costante miglioramento della salute della popolazione italiana: l’aspettativa di vita è aumentata, la mortalità si è ridotta così come la morbosità, diminuita per buona parte delle categorie nosologiche in termini di incidenza, di prevalenza e impatto sulla qualità della vita.

Gli indicatori demografici confermano come, nel nostro Paese, il processo di invecchiamento della popolazione sia piuttosto avanzato e le sue conseguenze si vadano accentuando nel tempo.

 L’aumento dell’aspettativa di vita ha di fatto determinato la crescita esponenziale di una nuova categoria di malati, soprattutto pazienti anziani, caratterizzati da elevata vulnerabilità per la compresenza di due o più malattie croniche.

L’incremento delle lesioni croniche cutanee è l’espressione dell’aumento di alcune patologie croniche e delle comorbilità correlate.  In Italia nel 2003 si calcolavano già due milioni di pazienti affetti da un’ulcera cronica (1) con una previsione di aumento dell’8% all’anno.  L’analisi dei dati indica che la prevalenza delle ulcere degli arti inferiori è dell’1% circa nella popolazione totale e del 3,6% nella popolazione con età superiore a 65 anni.                                                                                                    Nel mondo dal 2% al 6% della popolazione è affetta da lesioni croniche cutanee- In  Europa 4 milioni di cittadini sono colpiti da lesioni da decubito.                           Per quanto riguarda i pazienti diabetici, si stima che nel Regno Unito i ricoveri per ulcerazioni di un piede diabetico siano circa 24.000 ogni anno (8)                              In Italia per le ulcere del piede diabetico si registra un’incidenza del 15% dei pazienti diabetici (circa 390.000 ulcere su una popolazione diabetica di 2.643.000). Il dato allarmante, che si somma al dato già serio dell’incidenza, è rappresentato dai 50.000 pazienti diabetici con ulcera al piede che andranno incontro ad amputazione dell’arto per complicanze. (11)

 Le ulcere da pressione o da decubito colpiscono maggiormente la popolazione geriatrica: circa l’8% dei pazienti ospedalizzati e tra il 15% e il 25% di quelli ricoverati nelle strutture di lungodegenza o case di riposo. I soggetti prevalentemente colpiti sono gli anziani (il 75% è rappresentato da pazienti con età superiore a 75 anni). 12-13

 Solo il 22% degli ammalati non deambulanti con LCC viene curato in ADI grazie al SSN (Istat Ministero della Salute) mentre i restanti devono ricorrere o al supporto di un sanitario privato o ad un familiare o ad una badante che si assumono l’onere di medicare il paziente.

Il 67% delle UC sono recidivanti. Questo dato mette in risalto il carattere sociale del problema ed è reso ancora più significativo dalla limitata tendenza alla guarigione (il 20 % delle ulcere cutanee sono ancora aperte dopo 2 anni, e l’8 % non risultano guarite dopo 5 anni).  Peraltro, in meno dell’8 % dei casi la durata della patologia ulcerativa è risultata inferiore ad un anno, mentre nel 47 % dei casi le ulcere si sono presentate per un periodo variabile da 1 a 10 anni e nel 45 % per più di 10 anni (14)

Nel “Quality of Life Study in Wound Care” studio condotto dall’ AIUC e Simitu (Associazione peri diritti dei pazienti affetti da lesioni croniche cutanee) si evidenzia come l’incidenza di LCC sia maggiore nei pazienti al di sopra dei 65 anni (71%),come 27% viva da solo, con un grado di istruzione che solo nel 22% è superiore alla licenza elementare, con un esenzione ticket presente in quasi tutti i soggetti intervistati. I dati esaminati confermano quanto affermato dagli studi che questo tipo di patologia sia a carico di gruppi sociali con problematiche socio-economico-culturali. (15)

Nel nostro Paese la cura delle ferite difficili rappresenta per il SSN una delle prestazioni sanitarie più costose in assoluto: 1 miliardo di Euro ogni anno per il solo costo ospedaliero al quale vanno sommati i costi indiretti, pari a 460 mila giornate lavorative perse dai malati e dai loro famigliari. Questi costi sono generati per il 15/20% dall’acquisto dei materiali di medicazione, il 30/35% è imputato all’impiego del personale infermieristico. Oltre il 50% dei costi sono invece da additare all’ospedalizzazione.

In Europa con 10 milioni di pazienti, tra il 25% e il 50% dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti con ulcere cutanee. Nell’assistenza domiciliare la gestione delle lesioni cutanee croniche consuma oltre la metà di tutte le risorse. L’incidenza della patologia è superiore a quella dei tumori, del diabete e delle malattie cerebrovascolari.

Risulta che nel Regno Unito le lesioni croniche interessino circa 1 milione di persone/anno gravando sul bilancio nazionale per 700 milioni di Sterline/anno; negli Stati Uniti il solo dato pubblico parla di un costo superiore al miliardo di dollari/anno e la voce di spesa si colloca fra le prime 5 di tutto il sistema.(11) (12)

Considerata l’entità del problema e i risvolti socio-sanitari conseguenti si ritiene che in tema di LCC sia necessario:

1. La creazione di percorsi territorio-ospedale per la gestione delle LCC

 2. Lo sviluppo di modelli assistenziali

3. Incentivare la terapia domiciliare dell’ammalato

 4. Formazione del “care giver”

 5. Inquadramento delle LCC secondo il modello del “Chronic Care Model”

6. Realizzazione di sistemi informativi e rete telematica tra i diversi operatori   siano obiettivi realizzabili atti a contenere il fenomeno LCC.  

1.1) In merito alla creazione di percorsi territorio-ospedale per la gestione delle LCC alcune Regioni come la Campania (Decreto n° 43 del 4 luglio 2014 ) hanno Individuato una rete assistenziale regionale ed attuazione di precisi percorsi diagnostico-terapeutici integrati. 

2.1)  Lo sviluppo del modello assistenziale deve tener conto delle gravità della patologia che verrà trattata a vari livelli: medico medicina generale, strutture distrettuali e di ricovero specializzate. 

3.1) Il trattamento domiciliare rappresenta oggi un bisogno reale per moltissime persone affette da patologie di lunga durata. L’assistenza domiciliare conviene alla struttura pubblica e ai contribuenti, perché a parità di bisogno e di risultato può essere spesso più efficace e meno costoso che in ospedale o in residenza. Per la gestione domiciliare dell’assistenza sanitaria occorrono team multidisciplinari e servizi multi-professionali integrati, con personale formato, e con attività continuativa, attiva tutti i giorni, nelle 24 ore per la parte sanitaria e nelle 12 ore per quella socioassistenziale. L’assistenza domiciliare rappresenta un’eccellente alternativa ai ricoveri impropri in ospedale. Essere curati a casa fa sentire le persone meno sole e ne migliora la qualità di vita. 

4.1) Il miglioramento dell’assistenza domiciliare passa attraverso la formazione del “care giver”(inteso come la persona che assiste in genere un proprio congiunto (un familiare, un amico…) non in grado autonomamente di svolgere gli atti necessari alla vita quotidiana a causa dell’età, di una disabilità, di una malattia.       In genere il “care giver” è privo di preparazione specifica pur dovendo supportare in termini relazionali ed assistenziali persone prevalentemente non autosufficienti e con patologie  sempre più complesse e in tal senso è necessaria una formazione che insegni come prendersi cura della persona malata occupandosi dell’igiene, dell’alimentazione, della medicazione della lesione, della mobilizzazione occupandosi dell’organizzazione dell’ambiente e delle risorse necessarie a garantire la migliore qualità di vita del paziente. 

5.1) Le LCC devono essere considerate come “ Chronic Health Conditions” e in quanto tali vanno gestite secondo il modello del Chronic Care Model focalizzando l’attenzione sui seguenti elementi: 

a) Collaborazione stretta tra le organizzazioni sanitarie e le associazioni degli ammalati                                                                                                                               b) Incentivazione del concetto di “auto Cura” fondato sul presupposto di trasferire al paziente una serie di compiti per la gestione della sua malattia, concetto nuovo, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e parte integranti dei nuovi modelli di gestione delle patologie croniche.                                                                    c) Decisione sul tipo di prestazioni da trasferire viene sempre concordata con il medico curante attraverso un processo di condivisione, dove al paziente vengono spiegate i motivi, i compiti e le procedure da adottare. L’obiettivo che si prefigge questo modello, è quello di riuscire ad ottenere un migliore controllo della patologia cronica attraverso una maggiore consapevolezza da parte del paziente della propria malattia.                                                                                                                   d) Organizzazione di un team multidisciplinare (medici, infermieri, educatori, care giver) capace di gestire la patologia nelle sue diverse fasi.                                          e)  Realizzazione di sistemi informativi e rete telematica tra i diversi operatori atti sia a trovare nuove risposte a problemi tradizionali della medicina, sia a creare nuove opportunità per il miglioramento del servizio sanitario tramite una maggiore collaborazione tra i vari professionisti sanitari coinvolti e i pazienti. 

Bibliografia

1) Ageing Society ottobre 2003

8 Currie CJ et al. The epidemiology and costs of inpatient care for the peripheral, vascular disease, infection,  neuropaty and ulceration in diabetes. Diabetes Care 1998;21:42-

11 Hunt D, Gerstein H. Piede diabetico. Clinical Evidence edizione italiana. Roma, 2002:284-9. 2002:284-9

12) Di Giulio P. Mettere il dito sulla piaga. Occhio Clinico 1997;7:32-6.

13) Granick MS et al. Wound management and wound care. Adv Plast Reconstruct Surg              1996

14) Callam MJ, Ruckley CV, Harper DR, Dale JJ. Chronic ulcera on of the leg: extent of the problem and provision of care. Br Med J (Clin Res Ed) 1985 Jun 22;290(6485):1855–1856.

15) Nebbioso G, Petrella F,  Qualità della vita nello studio Wound Care. Rapporto conclusivo. Italian Journal of Wound Care, V. 1, N. 1 (2017)

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