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Idrocolloidi

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Agli idrocolloidi appartengono una serie di medicazioni che trovano applicazione nelle diverse procedure del TIME anche in base alla classificazione funzionale delle medicazioni avanzate.

Strutturalmente sono miscele di polimeri idrofili come la carbossimetilcellulosa (CMC) immersi in una matrice adesiva di pectina e/o gelatina. Si diversificano in base alla loro composizione, spessore e forma.

Gli idrocolloidi in placca sono costituiti da uno strato esterno: rivestimento in poliuretano , inerte, occlusivo o semiocclusivo che serve ad isolare la lesione (effetto barriera) e da uno strato interno contenente agenti idrocolloidali gelificanti (Na CMC) combinati con gelatina, pectina ecc, oppure  dispersi in forma di microgranuli in una matrice adesiva che si interpone a contatto con la superficie della lesione. In relazione al loro spessore distinguiamo idrocolloidi: extrasottile con  spessore < 1 mm  e idrocolloidi a spessore classico > 2 mm, con e senza bordo adesivo. La medicazione ultra sottile consente di ispezionare la lesione senza rimuovere la medicazione stessa. Alcuni idrocolloidi  posseggono una griglia quadrettata per il monitoraggio della lesione e per valutare il cambio di medicazione.( foto 1)                    Gli idrocolloidi in pasta consentono, in presenza di lesione cavitaria, il contatto tra il fondo della lesione e la placca che altrimenti non sarebbe possibile ottenere ( foto 2)

Foto 1                                           Foto 2                                    Foto 3

Alcune medicazioni  idrocolloidali sono dotate di un sistema di cuscinetti removibili che consentono di scaricare la pressione dai punti a maggior rischio, ridistribuendola e ammortizzandola su una superficie più vasta ( foto 3)

In base alla classificazione funzionale delle medicazioni  gli idrocolloidi possono essere inseriti in diversi gruppi funzionali .

1)Favorenti il debridement e l’autolisi in quanto aumentano il grado di umidità del fondo di lesione, formando un gel che potenziando l’attività degli enzimi proteolitici endogeni che ammorbidiscono, degradano sciolgono il tessuto necrotico o lo slough della lesione, consentendone la digestione da parte dei macrofagi.

2) Favorenti la granulazione per omeostasi dei fluidi. Nella fase di passaggio tra la fase infiammatoria e quella proliferativa, fibroblasti e cellule endoteliali vascolari iniziano a proliferare.
In particolare, nelle guarigioni per seconda intenzione, tanto più esteso è il danno tissutale ed intensa la risposta infiammatoria, quanto più tessuto di granulazione servirà per colmare la perdita di
sostanza. Nelle ferite croniche questo processo è alterato. Gli indicatori clinici più evidenti che svelano tale alterazione possono essere: un’eccessiva o troppo esigua produzione di essudato con viscosità
variabile. Gli idrocolloidi , essendo medicazioni occlusive aumentano il tasso di umidità  del microambiente  permettendo un corretto bilancio dei fluidi , stimolando la neoangiogenesi mediante la diminuzione della pO2.

3) Riepitelizzanti ed eudermiche. I principali obiettivi funzionali delle medicazioni
inserite in questa macro-categoria sono: assicurare un idoneo livello di umidità in un microambiente
protetto che favorisca la proliferazione e la migrazione dei cheratinociti; mantenere o ripristinare i
parametri fisiologici della cute perilesione

ATTENZIONE: NON UTILIZZARE GLI IDROCOLLOIDI NELLE SEGUENTI CONDIZIONI 

  • Lesioni iperessudanti
  • Lesioni infette
  • Cute perilesionale fragili
  • Ipergranulazione

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